Blog

Forza Pastori Sardi

IMG 1727.jpg

👉 Nulvi la (civile) protesta scende in piazza

L’Amministrazione comunale di Nulvi e tutti i nulvesi, siano essi pastori, soci o dipendenti della Cooperativa Formaggi San Pasquale, bambini, giovani, anziani, pensionati o lavoratori impiegati in altri settori, solidarizzano con la protesta dei pastori sardi, nel suo senso più vero e profondo.

Siamo convinti che sia necessario trovare delle soluzioni e crediamo sia doveroso trovarle in fretta, così come siamo fermamente convinti che l’impatto emotivo generato dall’immagine del latte versato sull’asfalto delle strade di Sardegna sia difficilmente cancellabile dalla memoria: la protesta ha superato i confini, è arrivata in Irlanda e Scozia, sugli schermi della BBC, sulle pagine dei quotidiani locali e nazionali; è stata raccontata su internet, ha preso forma di scatti e video diventati virali; ha generato tavoli di discussione e incontri ai vertici del sistema; ha sortito degli effetti insomma, che devono ora essere incanalati in soluzioni fattive.

Una protesta giusta e sacrosanta, perché nata nel segno della civiltà e del rispetto, perché non violenta, perchè capace di respingere gli impulsi alla violenza e condannare gli episodi violenti che poco hanno a che fare con la dignità dei pastori e con il loro essere.

L’Amministrazione comunale di Nulvi in sinergia con la Cooperativa San Pasquale ha messo in atto la sua protesta: è scesa in piazza portando con sé l’intera popolazione e invitando al tavolo - o meglio a tavola - i bambini delle scuole elementari e medie di Nulvi, per far sapere loro che il sapore del pecorino prodotto nello stabilimento nulvese è gustoso frutto dei sacrifici e del lavoro di uomini, donne, famiglie, pastori e dipendenti che non si risparmiano, che vanno rispettati e meritano rispetto nel loro scegliere di protestare per difendere il loro caseificio, la loro cooperativa, la loro casa. 

Oggi in piazza “Nuccio Cargiaghe” è andato in scena un importante momento di condivisione, scoperta e riscoperta dei beni generati in seno alla comunità nulvese: mani esperte hanno fatto il formaggio, dando vita e valore al latte ed al lavoro profuso.
Lontani da minacce o posizioni estremistiche, con la consapevolezza che il prodotto, il formaggio, è bene prezioso che non può essere svenduto e che su quel bene va combattuta una ferma, dura ma civile battaglia. 

Il sindaco Antonello Cubaiu: "La tempesta c'è, ed è forte. E spesso accade che proprio nella tempesta l'albero si pieghi, per evitare di essere trascinato via. Ma se le radici sono forti, come lo sono quelle della cooperativa San Pasquale, è possibile resistere. Voi soci, voi pastori, dovete essere convinti della vostra forza: tutti uniti non dovete avere paura. Nuivesu brigadore, lo dice il detto e lo intendo nell'accezione non violenta del termine, quella di uomo orgoglioso e battagliero. Uomini: uniti nelle decisioni, uomini che non si arrendono alla tempesta forte, talmente forte che fa tremare l'isola. Dobbiamo pensare a noi, ragionare ed essere razionali. Non bisogna seguire le correnti. Questa cooperativa è di tutti i nulvesi, è nostra, è la nostra casa. Per difenderla e tutelarla serve prendere decisioni e rispettarle, non cambiare idea ai soffi del vento. Servono serietà e coerenza. I nostri avi hanno avuto il coraggio di farlo. Ora spetta noi averlo. Tutti uniti, sempre".

Fai meno che puoi. Shutterstock

5a85c88cd0307246038b476a-1334-1001-619x368
  • Quando lavori per raggiungere un obiettivo o per stabilire una nuova abitudine, inizia a compiere quell’azione nel modo più rapido e semplice possibile.
  • Questo secondo l’esperto di produttività James Clear, che la definisce la “regola dei due minuti”.
  • Clear consiglia di “piegare un paio di calzini” come versione da due minuti del “piegare il bucato”.
  • Stabilirai un rituale e rafforzerai la tua identità desiderata.

Uno dei punti del libro “Atomic habits” di James Clear è che puoi “condurre” te stesso fino a diventare la persona che vuoi essere.

 Uno dei miei esempi preferiti di questa teoria è la spiegazione di Clear della “regola dei due minuti”: “Quando si inizia una nuova abitudine, dovrebbero essere necessari meno di due minuti”.

L’idea è di ridimensionare l’intera abitudine in un comportamento molto veloce e molto facile. Clear suggerisce “prendi il tappetino yoga” come la versione in due minuti di “fai 30 minuti di yoga” e “piega un paio di calzini” come la versione da due minuti di “piega il bucato”.

Ci sono una serie di ragioni per cui questa strategia funziona. Secondo Clear, che gestisce un popolare sito web di produttività, è necessario “padroneggiare l’arte di presentarsi, di iniziare” prima di passare ai dettagli. Inoltre, i primi due minuti diventano un “rituale all’inizio di una routine più ampia”, quindi alla fine finisci per pensarci meno.

Fai meno che puoi quando inizi una nuova abitudine

Ho sentito versioni della regola dei due minuti di Clear, ad esempio da Chade-Meng Tan, un ex ingegnere di Googleche ha sviluppato il corso di intelligenza emotiva della compagnia, “Cerca dentro Te stesso.” Nel suo libro con lo stesso titolo, Tan scrive che il modo migliore per iniziare un’abitudine meditativa è “fare meno pratica di quella che si è in grado di fare”.

Tan mi ha detto in precedenza che sostenere una pratica di meditazione o consapevolezza significa capire “quanta meditazione ci vuole per vedere cambiamenti significativi nella vita e quindi fare attenzione a non esagerare – perché il sovradosaggio non è più piacevole“. Col passare del tempo aumenterà la tua capacità di godere e beneficiare di una dose maggiore di meditazione.

Chris Bailey aveva un consiglio simile in “Hyperfocus“: quando temi un compito come scrivere un documento o sistemare il tuo armadio, lavora per almeno un minuto “con attenzione focalizzata e distrazioni limitate”. Bailey scrive che ci possono volere solo 40 secondi prima di essere distratti dal compito in questione. Ma se superi questa soglia, è probabile che sarai incline a continuare, dal momento che hai superato l’ostacolo di partenza.

E su un thread di Reddit sul superamento della pigrizia, più persone hanno condiviso alcune variazioni sull’idea secondo cui dovresti dire a te stesso che lavorerai sull’attività noiosa solo per un determinato periodo di tempo – e poi puoi fermarti. backformore ha scritto: “Ho impostato il timer per 10 minuti e poi ho visto quanto potevo fare in quel momento, di solito questo mi spinge a continuare anche dopo che il timer ha suonatoma se non mi va almeno non ho fatto comunque qualcosa“.

Clear ha offerto una spiegazione più esistenziale per la regola dei due minuti: questi piccoli comportamenti “rafforzano l’identità che vuoi costruire: se ti presenti in palestra per cinque giorni di fila – anche se è solo per due minuti – stai investendo sulla tua nuova identità. ”

Ha continuato: “Sei concentrato sul diventare il tipo di persona che non rinuncia agli allenamenti: stai iniziando con la minima azione che conferma il tipo di persona che vuoi essere”.

"In crescita povertà e disuguaglianze"

205313728-f8dc4be6-1d0e-434b-b3b6-d98f00694737

Gli indicatori aggiornati dell'Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, che guardano all’Agenda 2030 dell’Onu, arrivano a conclusioni opposte rispetto a quelle del ministero dell’Economia

di ROSARIA AMATO

ROMA - Aumenta il numero dei poveri, e aumenta la distanza tra redditi alti e redditi bassi, peggiora la qualità del lavoro, crescono i rapporti "a bassa intensità": gli indicatori elaborati dall'ASviS, l'Alleanza per lo sviluppo sostenibile, descrivono lo stesso Paese che ieri il ministero dell'Economia ha definito in grande miglioramento. I parametri, certo, sono diversi: il rapporto del Mef viene elaborato sulla base di indicatori ricavati dal Bes, il rapporto per il benessere equo e sostenibile pubblicato dall'Istat, mentre l'ASviS tiene conto dell'Agenda 2030 dell'Onu. L'obiettivo però, in entrambi i casi, rimane quello di misurare il benessere degli italiani, al di là dei parametri ufficiali di misurazione della crescita. Al di là del Pil, dunque, ma al di là del Pil, dimostrano i rapporti pubblicati negli ultimi due giorni, non necessariamente si arriva alle medesime conclusioni.

n particolare dai dati ASviS emerge un netto peggioramento del nostro Paese nel 2016, confrontandosi con il 2010, rispetto al primo obiettivo dell'Agenda 2030, e cioè la povertà (crescono sia quella assoluta che quella relativa), con un piccolo miglioramento solo rispetto alla percentuale di persone che vivono in abitazioni che presentano problemi e alle famiglie che non possono permettersi di riscaldare adeguatamente l'abitazione. Male anche l'indicatore che misura la disponibilità dell'acqua e delle strutture sanitarie. Quanto al lavoro, c'è un piccolo recupero, ma la crisi ha fatto aumentare come non mai la "mancata partecipazione", e i livelli precrisi sono lontanissimi (un dato che in effetti emerge anche dal rapporto inviato dal Mef alle Camere: è vero che in prospettiva c'è un miglioramento, ma i livelli del 2004 sono irraggiungibili al momento).

La disuguaglianza cresce, dal 2009 l'indicatore segna un forte peggioramento. E' vero che aumenta il reddito disponibile, come attesta il rapporto del Mef, ma cresce anche la percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile inferiore al 60% del reddito mediano. L'indicatore che misura la vivibilità degli insediamenti urbani risente di tutti i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti, e anche quello che misura la qualità dell'ambiente peggiora.

Migliorano invece l'indicatore della salute e del benessere e anche quello che misura l'istruzione di qualità, crescono i laureati tra i 30 e i 34 anni e diminuiscono le uscite precoci dal sistema scolastico. Passi in avanti anche sull'uguaglianza di genere e sull'industrializzazione equa e responsabile, migliorano gli stili dei consumi mentre le emissioni di gas serra si sono temporaneamente ridotte solo per la crisi, ma sono già tornate a crescere. Gli altri indicatori sono piuttosto statici.

In generale, sottolinea il portavoce dell'ASviS Enrico Giovannini, "Malgrado i passi in avanti compiuti in alcuni campi, l'Italia resta in una situazione di non sostenibilità economica, sociale e ambientale. Se i partiti non metteranno lo sviluppo sostenibile al centro della legislatura, le condizioni dell'Italia saranno destinate a peggiorare anche in confronto ad altri Paesi".

Un'arma di precisione contro il Dna malato

121108290-cae90a21-7f7a-4e66-9534-182ad0b2a0dc

Si chiama evoCas9 ed è la versione evoluta del sistema Crispr/Cas9. A individuarla il team dell'università di Trento che è riuscito a rendere questa metodica di genome editing ancora più precisa rispetto a quelle finora sviluppate

di SARA PERO


SI CHIAMA evoCas9 ed è la versione evoluta del sistema Crispr/Cas9, la tecnica in grado di modificare il Dna messa a punto in Usa, dalla Berkeley University of California e dal Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston. Secondo i ricercatori dello studio, pubblicato su Nature Biotechnology, ciò renderà il genome editing utilizzabile per la correzione delle alterazioni presenti nel genoma delle cellule, come malattie genetiche e tumori.

Si tratta di "un enzima di affidabilità assoluta, che effettua il cambiamento soltanto nel punto stabilito", spiega Anna Cereseto, autrice dello studio. A differenza della tecnica Crispr/Cas9 che è imprecisa. La normale molecola Cas9 compie errori sistematici non modificando soltanto il gene o i geni implicati in una patologia, ad esempio: agisce infatti su altri siti del Dna, causando effetti imprevedibili. "In questo momento – continua l'esperta - la nostra evoCas9 è la macchina molecolare migliore al mondo per il genome editing". Gli ambiti di applicazione del "correttore perfetto" evoCas9 potrebbero essere estesi anche ad altri settori non medici, come il miglioramento delle piante di interesse alimentare e degli animali da allevamento.

Dna modificato a Trento, Fraioli: "Notizia importante, ma per l'applicazione ci vorrà tempo”

·UNA MOLECOLA 'SOTTOPOSTA' ALL'EVOLUZIONE DARWINIANA

"EvoCas9 – continua Cereseto - è stata sviluppata sottoponendo Cas9 a una evoluzione darwiniana in provetta, da qui il nome evoCas9. Cas9 nasce nei batteri, dove la sua imprecisione è un vantaggio perché funziona come una sorta di sistema immunitario contro i Dna estranei che, tagliando qua e là, inattiva meglio il nemico. La nostra intuizione è stata di fare evolvere Cas9 in cellule non batteriche, i lieviti, che sebbene semplici sono molto più vicine a quelle umane".

·LA MOLECOLA CON UNA MARCIA IN PIÙ
Quello che i ricercatori hanno fatto per arrivare a evoCas9 è stato creare più versioni della stessa proteina e vedere se tra queste ci fosse quella caratterizzata da una precisione impeccabile nel colpire una sequenza specifica di Dna: "Abbiamo creato una batteria di Cas9 mutagenizzate casualmente e le abbiamo inserite nelle cellule di lievito per tagliare il Dna. Abbiamo poi selezionato quella forma evoluta della proteina, appunto evoCas9, in grado di tagliare la sola sequenza genetica che ci interessava. Per il test ci siamo serviti di due sequenze di Dna che differivano di un solo paio di basi, inseriti in due geni diversi. Ebbene, quando evoCas9 tagliava la sequenza presente in uno dei due e non quella presente nell'altro, la coltura di lievito cambiava colore, da bianca diventava rossa. E questa variazione cromatica ci ha fornito la prova che il taglio fosse avvenuto con precisione, su una sola sequenza di Dna".

·DAL LIEVITO ALLE CELLULE UMANE
Dopo aver ottenuto la proteina, i ricercatori hanno direzionato la loro attenzione sulle cellule umane, poiché una delle promesse della tecnica Crispr/Cas9 è proprio quella di fornire un approccio terapeutico innovativo, finora dibattuto, non soltanto per l'aspetto bioetico, ma anche per i problemi riscontrati nella sua propensione a commettere errori sistematici di selezione di sequenze genetiche non desiderate: "Abbiamo poi condotto degli esperimenti con evoCas9 anche su cellule umane e, per verificare la sua efficacia su questo sistema cellulare, ci siamo serviti di tecniche di sequenziamento genome wide. La nostra proteina differisce dall'originale per soli quattro amminoacidi e forse quello che ci ha portato a questa invenzione è stato proprio il criterio di selezione che abbiamo utilizzato: in Usa hanno creato diverse varianti di Cas9 ma la selezione è stata fatta al computer. Noi invece l'abbiamo ottenuta facendola evolvere in vivo".

·QUESTIONE BREVETTO
Anche il team trentino si aggiunge alla estesissima lista per ottenere il brevetto sul sistema di genome editing, o meglio sull’invezione made in Italy che aggiungerebbe una marcia in più a questa tecnologia biotecnologica: "Attualmente la nostra domanda di brevetto su evoCas9, che vogliamo testare su cellule eucariotiche, è in fase di valutazione all'Ufficio brevetti europeo: abbiamo già ricevuto una prima risposta e stiamo procedendo alla riorganizzazione delle claim. Nel frattempo abbiamo esteso la domanda anche a livello internazionale e stiamo ragionando sula possibilità di lavorare con startup presenti nella nostra provincia"

Zenzero

151556438-eaf0f92a-5ea5-4cce-a2e4-fdcd2abc9484

l rizoma arrivato dall'Estremo Oriente finisce sempre più nei nostri piatti, al ristorante come a casa. Seguici anche su Facebook

di ELEONORA COZZELLA

Corrado Assenza, eclettico pasticciere titolare del Caffè Sicilia a Noto, lo usa spesso nei suoi esperimenti di "dialogo" tra sapidità e dolcezza. Così lo troviamo in un suo piatto di carne: Cappello del prete, marinato nel miele, e cotto a bassa temperatura, servito con salicornia, finocchio di mare e zenzero candito.
Ernesto Iaccarino chef del Don Alfonso 1890 a Sant'Agata sui Due Golfi lo sceglie per dare freschezza al suo dumpling mediterraneo, un raviolo di ispirazione cinese, ripieno di verdure, irrorato da una demi glace vegana, accompagnato da gelato di fagioli e zenzero fresco.


Serenella Medone, chef del ristorante Al Solito Posto, Bogliasco (GE), ne fa un doppio uso nella pasta Mezze maniche, muscoli e trippe: grattugiato, lo mette nell'olio col mix di odori - tra cui aglio, buccia di limone, basilico e qualche goccia di vino bianco - in cui fa aprire le cozze; mentre in fettine sottilissime nella pentola in cui stufa la trippa, con olio, cipolla, zeste di limone.
Per Nino Di Costanzo, ched del Danì Maison a Ischia, dà un tocco in più alle minuscole seppioline - arrostite in un'infusione di carne di maialino - che fanno parte della sua ormai cult pasta e patate.
Michele Martinelli della Locanda Martinelli a Nibbiaia (Li) ne fa un dessert nell'incontro con il cioccolato e il gelatiere Günther Rohregger di Punto Gelato a Roma crea il Tiffany, sorbetto al limone, passion fruit, zenzero e una goccia di Rum. Solo alcuni esempi per dire che lo zenzero ha ormai conquistato l'alta cucina, la pasticceria e la gelateria.


152446616-7dcafedd-236f-4e11-b094-7f7a6413404c

Ma soprattutto, come dimostra la seconda edizione dell'Osservatorio Immagino, questo rizoma della pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae, entra sempre nelle nostre case. Una vera superstar del largo consumo che in 12 mesi ha visto raddoppiare le vendite dei prodotti in cui è presente (+108,4%).
Di certo le sue proprietà benefiche contribuiscono al suo successo: già noto nell'antica farmacopea cinese, oggi è usatissimo in tisane, mieli aromatizzati e decotti.

Ma anche il gusto è decisamente amato dai palati italiani. In fondo fin dal medioevo - quando i medici lo prescrivevano contro l'astenia e l'impotenza, il popolo lo desiderava nei suoi piatti, ma non poteva permetterselo. Tanto che ancora oggi in alcune regioni, il peperoncino si chiama "zenzerino", parente povero e simile per piccantezza alla pregiata pianta che viene dall'Estremo Oriente.

Ma come utilizzarlo, una volta che lo abbiamo comprato fresco o in polvere?

15 mappe che vi cambieranno la visione del mondo

548f2435ecad042c3b5c33de-1024x768


Le mappe sono tutte imperfette perché ritraggono il mondo in due sole dimensioni. Inoltre la maggior parte di esse, come quelle basate sulla “proiezione di Mercatore”distorcono la dimensione o la forma di masse di terra, il che, a sua volta, distorce la nostra percezione di quanto continenti e Paesi siano grandi l’uno rispetto all’altro.

Leggi anche: Perché la più popolare mappa del mondo è ingannevole

Se si ragiona in termini di superficie, o di chilometraggio quadrato, però, appare un nuovo mondo.

Ispirati da questa mappa con le vere dimensioni dell’Africa realizzata dal grafico tedesco Kai Krause, abbiamo creato 15 mappe per aprire i vostri occhi su quella che è la geografia reale.

Prima di guardare sotto, provate e rispondere a queste domande:

  • E’ più grande l’Africa o la Russia?
  • Quante “Italie” stanno in un’Alaska?
  • E’ più grande l’Australia o il Brasile?
  • Quante Europe stanno nel Sud America?

Per iniziare, ecco qui sotto una mappa del mondo basata sulla tradizionale (e a noi familiare) “proiezione di Mercatore”


Wikimedia Commons

Ora, invece, ecco le nostre sovrapposizioni, che danno un’idea molto più precisa, e stupefacente, delle vere dimensioni relative delle terre.

Avvertenza: questa legenda vale per tutte le mappe sotto.

  • Le mappe sono costruite sovrapponendo al primo territorio citato vari perimetri del secondo (in blu)
  • Area. Le superfici sono in miglia quadrate (1 miglio quadrato = 2,58999 chilometri quadrati)
  • Population. I pallini mostrano le dimensioni relative della popolazione delle aree prese in considerazione


La Russia è grande quasi il doppio degli Stati Uniti

L’Africa è grande quasi il doppio della Russia

Il Texas può stare tre volte nella Groenlandia

La Cina può contenere 4 Groenlandie

Servono 6 Italie per fare una Alaska

Il Sud America è 10 volte più grande dell’Alaska

L’Europa è tre volte più piccola del Sud America

La Gran Bretagna può stare tutta nella regione dei Grandi Laghi Usa

E l’Australia può entrare nel Brasile

L’Antartide può stare agevolmente nel Sud America

Ci vogliono 400 Principati di Monaco per fare New York

L’Islanda e Cuba sono grandi (circa) uguale

Mentre l’India è tre  volte più piccola del Canada

Il Messico e appena un po’ più piccolo della Groenlandia

Infine la lunghezza del Nilo è maggiore della distanza tra Londra e New York

Diana Yukari/Business Insider

Scuola, boom di pensionamenti: + 26 per cento in 12 mesi

113534111-2907c6a9-ba50-49cb-87ff-f0cfcccaa489

 Prof e maestri temono l'innalzamento dell'età di uscita

Oltre 25 mila domande (e 8 mila tra il personale Ata), quasi una fuga di massa dalle scuole, in particolare dalle superiori (+32% in dodici mesi). Per i sindacati è un dato fisiologico, ma l'esperto avverte: "Stress in costante aumento"

di SALVO INTRAVAIA

13 gennaio 2018

(ansa)

Boom di pensionamenti nella scuola: più 26 per cento in appena 12 mesi. Dai numeri sembrerebbe trattarsi quasi di una fuga di massa: chi può lascia volentieri il posto ai più giovani anche perché la prospettiva di un ulteriore inasprimento dei limiti per lasciare la cattedra non tranquillizza la categoria. I dati dei pensionamenti che decorreranno dal prossimo primo settembre sono stati resi noti qualche giorno fa dal ministero dell'Istruzione.

Per presentare l'istanza c'era tempo fino al 20 dicembre e le cifre sembrano chiare: maestri e prof hanno presentato oltre 25mila domande (25.246 per la precisione) di uscita, mentre quelle del personale Ata sfiorano quota 8mila. L'incremento maggiore si registra fra i docenti della scuola secondaria superiore: più 32 per cento di uscite rispetto al 2017. Segue la scuola primaria che, con oltre 7mila e 200 pensionamenti richiesti, contabilizza un aumento del 29 per cento.

Per passare la mano "a richiesta" quest'anno occorrevano quasi 43 anni di contribuzione e 66 anni e 7 mesi di età. Tre gli aspetti che, probabilmente, hanno influito su questi dati: l'invecchiamento della categoria, che ha avvicinato i paletti della legge Fornero; la voglia di lasciare per l'eccessivo carico di lavoro e di stress che i docenti sono costretti a sopportare a scuola; e l'incertezza legata a ulteriori modifiche e riforme che metterebbero buona parte della categoria in difficoltà maggiori.

Secondo i sindacati, però, si tratta solamente di un dato statistico dovuto determinato dall'invecchiamento della categoria. "Nessuna fuga - afferma Pino Turi, della Uil scuola - ma un ricambio fisiologico dovuto all'età anagrafica che cresce". Sulla stessa linea Francesco Sinopoli, a capo della Flc Cgil. "Si tratta di un dato che segnaliamo da tempo e che non mi meraviglia affatto".

"Un'uscita sospirata da molti anni per una generazione di docenti bloccati dalle riforme pensionistiche - commenta Lena Gissi, leader della Cisl scuola -  . La scuola è sempre più complessa e non si possono reggere i ritmi fisici e le pressioni burocratiche. Dobbiamo riflettere, nel prossimo contratto, per individuare misure che aiutino coloro che hanno buone capacità intellettuali, ma che non sono in grado di rimanere in classe. Il tavolo negoziale sarà utile anche per questo".

Ma Vittorio Lodolo D'Oria, medico e studioso storico del fenomeno del burnoutdegli insegnanti, la pensa diversamente. "Ovviamente io propendo per un'altra lettura di questi dati. Paghiamo una politica che allontana i docenti, categoria particolarmente esposta al burnout, dal pensionamento. E chi può lascia volentieri la scuola. Facciamo finta di non vedere che lo stress psicofisico degli insegnanti è in costante aumento". E cita alcuni numeri che, a suo parere, dovrebbero fare riflettere. "In appena un anno, dal 2016 al 2017, i suicidi degli insegnanti sono quasi quadruplicati: 6 nel 2016 e 22 nel 2017. Ovviamente si tratta di dati grezzi da approfondire, ma nel nostro paese si fa finta che il problema non esista. All'estero è diverso".

Nuotare con i delfini

Via libera al bagno con i delfini: la protesta degli animalisti

E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di attuazione della direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici che di fatto autorizza il bagno coi delfini nei parchi acquatici

082337510-9f8e09c2-1485-41e5-b264-93b84b48d742

ROMA 

- "Fino a ieri - comunica la Lav, Lega Anti Vivisezione - l'Italia vantava una norma per la tutela dei delfini in cattività tra le più complete in Europa. Ma il decreto pubblicato in Gu ha mutilato questa legge, modificando uno degli articoli fondamentali per la protezione degli animali, quello che vietava al pubblico il nuoto con i delfini".

La dichiarazione arriva subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di attuazione della direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici che di fatto autorizza il bagno coi delfini nei parchi acquatici. Un provvedimento del ministro dell'Ambiente 

Gian Luca Galletti

, di concerto col ministro della Salute Lorenzin e con il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Martina contestato dagli animalisti. 

Si tratta, per la Lav, "di un inaspettato "regalo di inizio anno" ai delfinari: con questo decreto, infatti, si rimuove il divieto preesistente, consentendo al pubblico di nuotare nella stessa vasca con i delfini, per finalità di "educazione e sensibilizzazione del pubblico in materia di conservazione della biodiversità con i delfini".

Quella che all'apparenza sembrerebbe una forma di educazione del pubblico, nasconde però dei preoccupanti interessi commerciali, come evidente dalla tipologia di promozione che viene fatta per le attività di "Swim with the Dolphins" dalle aziende proprietarie dei delfinari e parchi acquatici, in vari Paesi del mondo. Tra queste,anche il Gruppo Dolphin Discovery, la multinazionale più grande al mondo specializzata nel settore dei delfinari, del quale Zoomarine è entrata a far parte nel novembre 2015.

"La modifica normativa che riguarda il nuoto con i delfini nei delfinari non elimina il divieto ma, in piena aderenza con la direttiva comunitaria, disciplina le casistiche per concedere eventuali deroghe: quella per fini scientifici è già prevista dal nostro ordinamento, ora il decreto introduce anche quella per i progetti di educazione ambientale", spiega

 in una nota il Ministero dell'Ambiente. E aggiunge: "Non viene dunque meno, come invece alcuni interventi emendativi parlamentari avrebbero previsto, il divieto di nuoto a fianco dei delfini per scopo ludico, mantenendo così al massimo livello il grado di tutela della specie".


Autostima

Schermata 2018-01-05 alle 19.26.15


Se lasciate che il vostro umore sia influenzato dalla considerazione che gli altri hanno di voi. Se tendete a subire la negatività di chi vi circonda. Inserite tra i buoni propositi per l'anno nuovo la volontà di credere di più in voi stessi. Dal tenere lontane le “persone tossiche" al fidarsi di più del proprio istinto, ecco i consigli della psicologa ed editorialista delSun, Pam Spurr, per accrescere l'autostima e vivere la vita con più sicurezza


(a cura di Marisa Labanca)

05 gennaio 2017

Il Papa in lotta contro Satana

Clipboard-20123-kV2-U11011671124184wbC-1024x576@LaStampa.it

Nei primi cinque anni di pontificato Francesco ha citato numerosissime volte il diavolo, insistendo non soltanto sulla sua esistenza ma anche sulla sua pericolosità

ANDREA TORNIELLI

CITTÀ DEL VATICANO

L’ha citato in cinque anni più di quanto abbiano fatto insieme i suoi predecessori nell’ultimo mezzo secoloper Papa Bergoglio il diavolo e la sua capacità di dividere sono argomenti comuni nella sua predicazione quotidiana. Una predicazione controcorrente, dato che il Maligno è stato per lungo tempo un grande assente. Ecco una piccola e incompleta rassegna di citazioni. 

 

Francesco ne ha parlato l’ultima volta con un gruppo di gesuiti durante il recente viaggio in Myanmar, riferendosi ai Rohingya e più in generale alla situazione dei profughi: «Oggi si discute tanto su come salvare le banche… Ma chi salva la dignità di uomini e donne oggi? La gente che va in rovina non interessa più a nessuno. Il diavolo riesce ad agire così nel mondo di oggi». 

 

Fin dall’omelia della prima messa concelebrata con i cardinali nella Cappella Sistina all’indomani dell’elezione, il 14 marzo 2013, Bergoglio, citando una frase di Léon Bloy, aveva affermato: «Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo». Il giorno dopo, incontrando i cardinali riuniti nella Sala Clementina, il nuovo Pontefice, abbandonando il discorso scritto, aveva detto: «Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno».  

 

Rivolgendosi alla Gendarmeria vaticana il 28 settembre 2013 Francesco ricordava che «il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale». Nell’omelia di Santa Marta il 14 ottobre 2013 il Papa argentino invitava a non confondere la presenza del diavolo con le malattie psichiche: «No! La presenza del demonio è nella prima pagina della Bibbia». 

 

Il 29 settembre 2014, nella messa in Santa Marta Bergoglio spiegava che «Satana è nemico dell’uomo ed è astuto perché presenta le cose come se fossero buone, ma la sua intenzione è distruggerlo, magari con motivazioni umanistiche».  

 

Il 3 ottobre 2015, rivolgendosi alla Gendarmeria vaticana, Francesco ricordava che «Satana è un seduttore, è uno che semina insidie e seduce col fascino, col fascino demoniaco, ti porta a credere tutto. Lui sa vendere con questo fascino, vende bene, ma paga male alla fine!».  

 

Il 12 settembre 2016 nell’omelia mattutina il Papa spiegava che «il diavolo ha due armi potentissime per distruggere la Chiesa: le divisioni e i soldi. Il diavolo semina gelosie, ambizioni, idee, ma per dividere! O semina cupidigia… È una guerra sporca quella delle divisioni è come un terrorismo». 

 

Il 13 ottobre 2017 Francesco ha descritto l’azione «che il diavolo lentamente fa, nella nostra vita, per cambiare i criteri, per portarci alla mondanità. Si mimetizza nel nostro modo di agire, e noi difficilmente ce ne accorgiamo». 

 

E come non ricordare, infine, le parole con cui il Pontefice, nell’intervista con don Marco Pozza per Tv2000 sul Padre Nostro, ha ricordato che il diavolo «è una persona» e non bisogna «mai dialogare con Satana» perché «è più intelligente di noi».  

 

GUARDA IL VIDEO Francesco in lotta contro Satana. L’ha citato più dei suoi predecessori in mezzo secolo  


servizio.clienti@giosat.eu © webDesign  Giovanni 2017